Un patrimonio femminile, oggi come ieri

Il costume femminile valdese è uno dei temi al centro della Giornata a porte aperte di domenica 19 giugno organizzata dalla Fondazione Centro Culturale Valdese di Torre Pellice.


Domenica 19 giugno, a partire dalle ore 10.30, si svolgerà la consueta Giornata a porte aperte della Fondazione Centro Culturale Valdese di Torre Pellice. L’iniziativa, nata per far scoprire o riscoprire le diverse attività che ruotano attorno alla Fondazione, avrà tra i suoi temi quello del costume valdese.

Alle ore 15, nella sala Paschetto, sarà inaugurata una mostra dal titolo Un patrimonio femminile: abiti e costumi al Museo valdese tra documenti e immagini. L’esposizione – a cura di Manuela Barale, Sandra Pasquet, Erika Tomassone e Samuele Tourn Boncoeur – è frutto di un lavoro collettivo durato alcuni mesi. «Abbiamo cercato di leggere e interpretare un frammento del patrimonio conservato al Museo valdese, confrontandoci con epoche, stili di vita e usi relativamente lontani dai nostri», spiegano i curatori.

«Quando si parla di costume tradizionale delle Valli valdesi – continuano i curatori – si pensa immediatamente al costume valdese. In realtà il vestito indossato dalle donne fino all’Ottocento non aveva alcun tipo di connotazione religiosa ma era piuttosto il vestito della festa che si usava per partecipare alla diverse attività comunitarie e ai culti».
 

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Nel corso dei secoli questo capo d’abbigliamento è stato descritto e rappresentato non solo sui libri ma anche attraverso fotografie e dipinti. «Oggetto prezioso per le donne – raccontano i curatori – il costume era uno degli elementi importanti della dote. Quest’ultima consisteva in beni monetari o immobili che le congedavano dalla famiglia di provenienza dal punto di vista patrimoniale». Tale passaggio di proprietà veniva sottoscritto di fronte a un notaio e, a volte, comprendeva una nota che riguardava il fardello della sposa, ovvero il suo corredo.

Tutta questa ricchezza di fonti e materiali sul costume valdese e sulla sua storia non è solo visibile all’interno della mostra ma è percorribile attraverso il Portale dove sono consultabili i fondi archivistici della famiglia di notai Comba Magnot, in cui sono presenti doti e fardelli, oppure opere del pittore Paolo Paschetto come Prima neve e La filatrice, esempi di rappresentazione artistica di quel capo di abbigliamento e del suo uso nella vita quotidiana.  

L’intenzione della mostra è dunque quella di creare connessioni tra elementi del patrimonio diversi ma fortemente legati tra loro e in grado di mostrare l’evoluzione di questo capo di abbigliamento che, nell’immaginario collettivo, rappresenta la presenza dei valdesi nelle loro valli.

Press

04/06/2018
Fonte:
Ist. Sup. per la Conservazione ed il Restauro
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Beniculturali.it